Da “mercato fermo” a tre offerte
Gabriele Lomartire • 6 febbraio 2026

La storia di un appartamento in casa semi-indipendente a Lusignano e di come un Open House può cambiare tutto
Ci sono zone che, quando le nomini, ti rispondono con un’alzata di spalle: “Eh… lì il mercato è un po’ fermo”. Non per cattiveria: è una percezione diffusa. Pochi annunci che si muovono, tempi lunghi, visitatori curiosi ma indecisi. Eppure, è proprio in questi contesti che si vede la differenza tra “mettere online una casa” e costruire un’esperienza di vendita.
Questa è la storia di una soluzione semi-indipendente a Lusignano, in un contesto spesso sottovalutato. E di come, con un Open House progettato bene, siamo passati da “chissà quando si venderà” a oltre 25 visite e 3 offerte, con una proposta arrivata addirittura a 2.000 euro sopra la richiesta.
Il punto di partenza: un immobile valido, un contesto che frena
L’immobile aveva caratteristiche interessanti: l’indipendenza piace perché dà quell’idea di “casa” che un appartamento in condominio spesso non trasmette. Ma la percezione del mercato in zona non aiutava. Quando un’area viene considerata “lenta”, succedono due cose:
- il venditore parte già scoraggiato e rischia di scegliere una strategia troppo prudente (“tanto ci vorrà tempo…”);
- l’acquirente si muove con calma, rimanda le decisioni e prova a negoziare con più forza, convinto di avere ampio margine.
In altre parole: non basta avere un buon immobile. Serve cambiare la narrazione e, soprattutto, cambiare il modo in cui le persone lo vivono.
La scelta strategica: non visite sparse, ma un Open House
In un mercato percepito come fermo, la tentazione è fare le classiche visite “una ogni tanto”. Il problema? Così trasmetti un messaggio implicito: non c’è urgenza. Con l’Open House, invece, crei un appuntamento preciso: un evento in cui l’immobile “accade”. E la psicologia di chi cerca casa cambia:
- se vedo movimento, mi attivo;
- se penso di poter perdere l’occasione, decido prima;
- se percepisco interesse reale, la casa mi appare (giustamente) più forte e più desiderabile.
Come abbiamo impostato l’Open House (e perché ha funzionato)
Un Open House non è “tenere la porta aperta”. È regia. L’obiettivo è far sì che ogni visita sia ordinata, fluida e orientata alla decisione, senza pressioni ma con chiarezza. Abbiamo curato:
- organizzazione degli slot di visita e gestione dei flussi, per evitare caos e sovrapposizioni;
- presentazione dell’immobile in modo coerente, valorizzando punti di forza e funzionalità degli spazi;
- informazioni pronte e trasparenti (documentazione, tempi, condizioni), così che l’interesse potesse trasformarsi in scelta.
Il risultato è stato immediato: più di 20 visite. Non “passanti”, ma persone che si sono fermate, hanno fatto domande e hanno ragionato seriamente sull’acquisto.
Il momento chiave: parlare dell’Open House, non solo della casa
Durante l’evento non ci siamo limitati a mostrare stanze e metrature. Ci siamo presi il tempo per spiegare perché stavamo lavorando in quel modo e cosa significava, concretamente, per chi acquistava. Molti pensano ancora che l’Open House sia solo marketing. In realtà è soprattutto trasparenza:
- stessa opportunità per tutti;
- appuntamenti organizzati e rispetto dei tempi;
- informazioni chiare e condivise;
- un percorso definito verso la proposta, senza improvvisazione.
Quando le persone capiscono che non è un “evento improvvisato” ma un metodo, si fidano. E la fiducia porta azione.
Il risultato: 3 offerte e una proposta sopra la richiesta
Dopo l’Open House abbiamo ricevuto tre offerte. Una di queste è arrivata a 2.000 euro in più rispetto al prezzo richiesto. Questo dato racconta la lezione più importante: non era l’immobile ad avere un problema. Era il mercato ad avere una percezione. E la percezione cambia quando aumenti desiderabilità, confronto e chiarezza.
Cosa imparare se stai vendendo in un “mercato fermo”
Se ti riconosci in quella frase (“qui non si muove nulla”), ecco cosa portare a casa:
- La zona non è una condanna: è un contesto da gestire con strategia.
- Le visite sparse allungano i tempi e spesso abbassano la forza negoziale.
- Un Open House ben fatto crea energia, attenzione e decisione.
- Il valore percepito conta quanto il valore reale.
- Il prezzo migliore non si ottiene “alzando la richiesta”, ma aumentando interesse e competizione in modo corretto.
Conclusione: quando il mercato sembra fermo, la strategia fa la differenza
Questa storia a Lusignano è la prova che il mercato non è solo numeri: è comportamento umano. Quando cambi il modo in cui le persone incontrano una casa, cambi anche il risultato. E, spesso, trasformi un contesto considerato difficile in un’opportunità concreta.
Vuoi capire se un Open House può funzionare anche per il tuo immobile?
Un’analisi corretta del mercato locale e un piano di presentazione ben costruito fanno la differenza, soprattutto dove “sembra tutto fermo”.
Gabriele Lomartire
Agente immobiliare Agecasa Albenga
Contatti:
338 520 5222

